 |
|
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
Quelli che hanno detto no a Guantánamo
Stop alle detenzioni illegali USA
"Il nostro paese ha messo da parte, per la prima volta nella mia vita, i principi fondamentali dei diritti umani... Abbiamo affermato che possiamo torturare prigionieri e privarli della possibilità di sapere di quale reato sono accusati."
(Jimmy Carter, ex presidente degli Stati Uniti, 10 ottobre 2007)
"Nessuna parola è più velenosa per la reputazione degli Stati Uniti di Guantánamo. Un concetto elementare di giustizia richiede che le persone siano sottoposte a un procedimento legale equo prima che il governo statunitense possa detenerle per periodi di tempo significativi. Né il Presidente né il Congresso ne hanno previsto uno. Guantánamo Bay dovrebbe essere chiusa ora"
(Thomas H Kean e Lee H Hamilton, ex direttore e vicedirettore della Commissione d'inchiesta sull'11 settembre 2001, dichiarazione rilasciata al Washington Post,
9 settembre 2007)
"Guantánamo è diventato uno dei più grandi problemi... per il modo in cui il mondo percepisce l'America. Se fosse per me chiuderei Guantánamo non domani ma questo pomeriggio... In pratica, tenendo aperto un posto come Guantánamo e creando organismi come le commissione militari, abbiamo distrutto la fiducia che il mondo aveva nei confronti del sistema di giustizia americano. Non abbiamo bisogno di questo e ci sta causando molti più danni che benefici."
(Colin Powell, ex Segretario di stato Usa, 10 luglio 2007)
"Guantánamo Bay è diventata un ostacolo nella più ampia guerra al terrore mondiale. Le denunce di tortura, la detenzione a tempo indeterminato di uomini innocenti e le critiche internazionali sul trattamento dei combattenti nemici, hanno danneggiato l'attendibilità del nostro ruolo di faro per la libertà e la giustizia. La sua esistenza, inoltre, minaccia l'incolumità dei civili e dei militari statunitensi detenuti all'estero."
(Lettera al Presidente Bush da parte di 145 membri della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, 29 giugno 2007)
"Penso che Robert Jackson, che è stato l'architetto [del processo] di Norimberga, si rivolterebbe nella tomba se sapesse cosa sta succedendo a Guantánamo... torturare le persone per ottenere prove da portare in tribunale? Viene permessa la prova "per sentito dire"? Alcune prove sono disponibili per l'accusa ma non per la difesa? Questo è un
tipo di 'giustizia' che Jackson non si sarebbe mai sognato."
(Henry King Jr., Pubblico Ministero di Norimberga, 11 giugno 2007)
"Credo che Guantánamo abbia assunto un valore simbolico per molti nel mondo, che ci piaccia o meno. Il presidente ha detto che avrebbe voluto chiudere quella struttura di detenzione. Mi piacerebbe chiuderla davvero."
(Robert Gates, Segretario della difesa degli Stati Uniti, 7 marzo 2007)
"L'attuale situazione dei detenuti non può continuare e gli Americani devono porvi fine. Devono fornire loro un processo equo e rispettare il verdetto della corte oppure rimandarli a casa."
(Il Majlis al-Shura, il Consiglio consuntivo del Bahrain, marzo 2007)
"In occasione del 5° anniversario del centro di detenzione statunitense, ci uniamo ad Amnesty International nel chiedere al signor Harper di fare pressione su Washington per intraprendere i passi necessari verso la chiusura di Guantánamo..."
(Sei ex ministri degli Affari esteri del Canada, 11 gennaio 2007)
"Come il mio predecessore, credo che la prigione di Guantánamo debba essere chiusa. Ricordo inoltre che il Presidente Bush stesso ha detto che avrebbe voluto chiuderla."
(Ban Ki-Moon, Segretario generale delle Nazioni Unite, 11 gennaio 2007)
"Mi auguro che la Russia non avrà una Guantánamo. La comunità mondiale assiste al 5° anniversario dalla creazione di questo campo di detenzione, dove le persone sono detenute senza processo né indagini. È una situazione deplorevole."
(Vladimir Putin, presidente della Federazione russa, 11 gennaio 2007)
"Non mi imbarazza ripetere qui ciò che penso su Guantánamo Bay, sono cose che tutti conoscono; cioè che è inaccettabile e che è arrivato il momento che venga chiuso; che è divenuto il simbolo dell'ingiustizia, un veicolo di reclutamento per terroristi. È il simbolo che la lunga tradizione di giustizia e libertà americane merita di vedere eliminato nel più breve tempo possibile."
(Lord Goldsmith, procuratore generale del Regno Unito, 16 settembre 2006)
"Certamente la sosteniamo [la chiusura di Guantánamo] e speriamo che tutti i cittadini sauditi facciano ritorno al loro paese."
(Principe Nayef bin Abdul-Aziz, ministro dell'Interno dell'Arabia Saudita, 26 giugno 2006)
"Un modello come Guantánamo è un insulto ai paesi che rispettano le leggi... Ci delegittimizza. È un luogo che deve scomparire immediatamente."
(Baltasar Garzón, magistrato spagnolo, 4 giugno 2006)
"Ogni volta che l'ho incontrato, ho detto [al presidente Bush] che pensiamo non ci sia nessuna ragione accettabile per tenere persone in stato di detenzione a tempo indeterminato senza chiarire la loro posizione."
(Anders Fogh Rasmussen, primo ministro danese, 2 maggio 2006)
"Sembra chiaro che in questa prigione la dignità dell'uomo non sia assolutamente rispettata. Ognuno ha sempre il diritto a essere giudicato in modo equo e onesto."
(cardinale Renato Martino, segretario di Stato per la giustizia e la pace della Santa Sede, 3 marzo 2006)
"Non immaginavo che sarei vissuto per vedere, un giorno, gli Stati Uniti e i loro alleati usare esattamente gli stessi argomenti che il governo dell'apartheid aveva usato per la detenzione senza processo. È vergognoso."
(arcivescovo Desmond Tutu, 17 febbraio 2006)
|
 |
|
|
 |
CRUDELI E INUMANE
LE CONDIZIONI A GUANTÁNAMO
Buona parte dei prigionieri di Guantánamo vivono in condizioni che Amnesty International ritiene si possano considerare, secondo la legge internazionale, crudeli, inumane o degradanti. Molti passano almeno 22 ore al giorno in totale isolamento e soffrono per altre forme di privazione sensoriale. La maggior parte di loro è stata detenuta per quasi sei anni, senza alcuna prospettiva di un processo equo, nessun accesso diretto alle proprie famiglie e nessuno o limitato accesso ad un avvocato.
Queste condizioni hanno avuto un impatto sulla salute mentale e fisica di molti detenuti.
Le autorità statunitensi hanno ripetutamente affermato che tutti i detenuti di Guantánamo sono trattati umanamente. Dicono che hanno accesso a materiale religioso, a cure mediche di alta qualità e a buon cibo e igiene. Tuttavia, molti detenuti trascorrono il loro tempo confinati in celle sigillate, senza finestre che diano sull'esterno, luce naturale o aria fresca e con poche opportunità di fare esercizio o praticare altre attività. Tali condizioni violano gli standard minimi riconosciuti per il trattamento dei prigionieri. Questo anche senza considerare l'impatto devastante di una lunga detenzione a tempo indeterminato, le tecniche di interrogatorio coercitive e gli ulteriori abusi di alcuni prigionieri. Le autorità statunitensi hanno pubblicizzato come "migliorata" la situazione nel Campo 4 di Guantánamo, dove, dicono, i detenuti vivono in comunità, hanno più attività ricreative e possibilità di fare esercizio fisico e possono trascorrere la maggior parte del giorno all'esterno. Tuttavia, solo una piccola parte dei detenuti di Guantánamo, qualche dozzina al massimo, si trova nel Campo 4. La maggior parte dei 300 uomini sono detenuti nei Campi 5, 6 ed Echo, dove sono in isolamento e hanno solo contatti minimi con qualunque altro essere umano.
A tutti i detenuti di Guantánamo è vietato ricevere visite dei familiari. Solo a pochi è stato permesso parlare ai parenti per telefono. La posta viene consegnata in ritardo ed è pesantemente censurata. Carta e penne sono di solito vietate nelle celle, se non per trenta minuti a settimana. L'isolamento prolungato può causare danni psicologici e fisici gravi se accompagnato da una ridotta stimolazione sensoriale, inattività forzata e confinamento in uno spazio ridotto. I detenuti in generale non hanno accesso a medici indipendenti o a esperti di salute mentale.
PROTESTA PACIFICA
"Noi [chi fa lo sciopero della fame] chiediamo solo giustizia: trattateci, come promesso, rispettando le regole delle Convenzioni di Ginevra... mentre siamo detenuti, e o ci date un giusto processo per una valida accusa, o ci liberate."
Binyam Mohammed al-Habashi
"PRIGIONE SOTTERRANEA SOPRA LA TERRA"
Le autorità statunitensi descrivono il Campo 6 come una struttura estremamente moderna.
Un detenuto che vive lì, lo descrive come una "prigione sotterranea sopra la terra". Costruito per alloggiare 178 detenuti, il Campo 6 è circondato da alte mura di cemento. Lì i detenuti rimangono confinati per almeno 22 ore al giorno in celle singole di acciaio, senza finestre sull'esterno. Contrariamente agli standard internazionali, le celle non hanno alcun accesso alla luce naturale o all'aria e hanno luci al neon accese 24 ore su 24.
Le celle e le condizioni del Campo 5 sono simili, con una restrizione severa delle attività sociali e ricreative e contatto minimo con gli altri. Le peggiori condizioni sembrano essere quelle nel Campo Echo, una collezione di celle in capanne senza finestre, nelle quali i detenuti trascorrono dalle 23 alle 24 ore al giorno. Ad alcuni detenuti sarebbero negate attività fisiche all'esterno anche per settimane. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha descritto le condizioni come "estremamente dure".
Alcuni detenuti si sono lamentati di come le guardie, incluse le donne, li guardino quando usano la toilette o la doccia. Questo atteggiamento può diventare una forma di abuso sessuale. I detenuti nei Campi 5, 6 ed Echo non possono accedere a giornali, radio o televisione.
I detenuti hanno portato avanti una serie di scioperi della fame per protestare contro l'isolamento e le condizioni di detenzione. Alcuni sono stati alimentati con la forza. attraverso tubi naso-gastrici, un metodo che può diventare uno strumento di tortura o maltrattamento.
I detenuti sarebbe stati legati a sedie di contenimento e alimentati a forza con uno spesso tubo di plastica con l'estremità in metallo e hanno raccontato di aver provato un dolore acuto durante questo procedimento. I loro avvocati dicono che sono stati messi in celle di isolamento fredde, e che alcuni sono stati picchiati, come punizione per aver aderito allo sciopero della fame.
Il giornalista di Al-Jazeera e detenuto a Guantánamo, Sami al-Hajj, che al momento è in sciopero della fame, ha detto che le ragioni per la protesta includono la continua persecuzione basata sulla loro religione, l'isolamento e la negazione di un processo equo. I suoi avvocati sono estremamente preoccupati per la sua salute fisica e mentale.
PERDITA DI PRIVILEGI
I detenuti possono essere puniti con la "perdita dei privilegi", per reali o presunte piccole violazioni del regolamento, anche quelli detenuti nell'unità di sanità mentale. Poco prima del suo rilascio, Jumah al-Dossari ha detto al suo avvocato che Abdul, un detenuto algerino, che aveva una lesione grave al cervello, ad un certo punto si è messo a girare intorno nella sua cella per tre giorni, senza mai fermarsi o mangiare, quindi si era raggelato come in uno spasmo. Ha detto che Abdul era stato poi punito con la privazione dei suoi generi di conforto, anche se non poteva certo capire il regolamento.
QUESTE CONDIZIONI HANNO PORTATO IN ALCUNI CASI A GRAVI MALATTIE MENTALI, A PIU' DI 350 ATTI DI AUTO-LESIONISMO SOLO NEL 2003, TENTATIVI DI SUICIDIO SINGOLI E DI MASSA E PROLUNGATI E DIFFUSI SCIOPERI DELLA FAME.
Rapporto dei cinque esperti delle Nazioni Unite su Guantánamo, 2006
© Brennan Linsley/AP/PA Photos
Nel gennaio del 2007, Abdul Hamid al-Ghizzawi ha infranto la regola che vieta ai detenuti di portare alcunché nelle tasche quando vanno alle docce: si era messo della carta igienica. Ha perso tutti i suoi privilegi, anche la maglia che lo teneva caldo, anche se era malato di epatite B e tubercolosi.
SUICIDI: UNA BUONA MOSSA PUBBLICITARIA?
"La sua disperazione era grande e...andò ad uccidersi...un fetore di disperazione aleggia sopra Guantánamo." L'avvocato di Mani al-Utaybi
Le preoccupazioni circa la salute mentale dei detenuti di Guantánamo si sono accresciute nel 2006 a partire dalla morte di tre uomini, in seguito a quelli che sembrano essere dei suicidi, e da decine di altri tentativi di suicidio che sono stati riferiti.
Mani al-Utaybi è morto insieme ad altri due uomini , nel giugno del 2006. Apparentemente non avrebbe ricevuto la notizia di essere stato autorizzato al rilascio e al trasferimento da Guantánamo. Tutti e tre gli uomini erano detenuti in regime di massima sicurezza nel Campo 1, a quel tempo isolati in celle piccole, con poche possibilità di praticare attività fisiche e pochi generi di conforto.
Un ufficiale statunitense ha descritto gli apparenti suicidi come una "buona mossa pubblicitaria" e "una tattica per portare avanti la causa jihadi."
Un altro uomo è morto apparentemente per suicidio nel Campo 5, nel maggio del 2007.
"LA MIA CELLA E' COME UNA TOMBA"...MI DICE COME TUTTO RISUONA SUI MURI DI ACCIAIO DELLA CELLA.
L'avvocato di Ahmed Belbacha, un cittadino algerino e residente nel Regno Unito ancora detenuto nel Campo 6, nonostante sia stato autorizzato al rilascio.
AGITE ADESSO
Chiedete alle autorità statunitensi di:
- Porre fine immediatamente all'isolamento prolungato e alla ridotta stimolazione sensoriale per i detenuti di Guantánamo;
- permettere a tutti i detenuti più interazione umana e attività fisiche e ricreative;
- permettere l'entrata a Guantánamo di personale sanitario indipendente per esaminare i detenuti in privato;
- permettere il regolare contatto dei detenuti con le proprie famiglie attraverso posta, telefonate e visite.
SCRIVETE A:
Rear Admiral Mark H Buzby
Commander Joint Task Force Guantánamo
Department of Defense
Joint Task Force Guantánamo
Guantánamo Bay, Cuba, APO AAE 09360
Fax: +1 305 437 1241
Cominciare la lettera con: Dear Rear Admiral
|
 |
Testimonianze
Detenuti di Guantánamo
“Grazie molte per le vostre email, la vostra sensibilità, il sostegno e l’impegno a inviare appelli alle autorità statunitensi e a quelle kuwaitiane, ciò accresce davvero le nostre speranze, mantiene alto il nostro morale e ci consente di non sentirci soli e abbandonati in questo difficile mondo.”
Da una lettera che il padre di Fawzi al-Odha ha scritto alla sezione danese di Amnesty International
Da gennaio 2002, sono state detenute a Guantánamo persone di provenienti da oltre 45 diversi paesi. Al momento, a Guantánamo sono presenti detenuti di 35 paesi diversi, il gruppo più ampio proviene da Afghanistan, Arabia Saudita e Yemen. Di seguito alcune storie di detenuti che a inizio dicembre 2006 si trovavano ancora nel carcere.
"Dopo il primo sciopero ci hanno fatto delle promesse. Ci hanno detto che avrebbero rispettato la nostra religione e i nostri diritti. Mi hanno promesso che sarei stato liberato… Abbiamo aspettato ma non ci hanno liberati.”
Yousef al-Shehri al suo avvocato
Yousef al-Shehri è di nazionalità saudita. Aveva 16 anni quando nel novembre 2001 è stato arrestato in Afghanistan. Due mesi più tardi è stato uno dei primi detenuti ad essere trasferito a Guantánamo. Racconta che durante uno sciopero della fame nel 2005, ha subito abusi verbali, è stato ammanettato e alimentato con la forza senza anestesia né sedativo. Si conosce poco delle sue attuali condizioni di detenzione.
Grazie a tutti per aver dedicato tempo e impegno alla mia causa. Non posso ringraziarvi abbastanza... Spero di rivedervi in Australia.”
David Hicks ai suoi sostenitori in Australia
David Hicks, australiano, è stato catturato in Afghanistan ed è detenuto a Guantánamo da gennaio 2002. Ha dichiarato di essere stato più volte picchiato e sottoposto a privazione del sonno mentre era sotto custodia statunitense. E’ uno dei 10 detenuti di Guantánamo accusati dalle commissioni militari successivamente dichiarate illegali dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel giugno 2006. Il suo avvocato ha espresso preoccupazione per il suo stato di salute psichico e fisico a causa del prolungato isolamento a cui è stato sottoposto.
“La mia salute è molto debole e così anche il mio stato psicologico. Non penso che andrò avanti ancora a lungo. Sto veramente male.”
Jumah al-Dossari in una lettera al suo avvocato
Jumah al-Dossari originario del Bahrain è stato arrestato in Pakistan alla fine del 2001, trasferito a Kandahar in Afghanistan prima di essere portato a Guantánamo nel gennaio 2002. Ha dichiarato di essere stato torturato durante la custodia statunitense, sottoposto a percosse, minacce di morte, isolamento prolungato ed esposizione a freddo estremo. Jumah al-Dossari sembra abbia tentato il suicidio almeno 12 volte dall’inizio delle sua detenzione. Nel novembre 2005 ha detto al suo avvocato che voleva togliersi la vita e che la sua morte sarebbe stata un messaggio sulle condizioni intollerabili di vita a Guantánamo per tutto il mondo.
“I soldati mi presero e mi misero a terra… Le mie mani e i miei piedi erano bloccati… un altro soldato è venuto e mi ha messo le sue ginocchia in faccia. Il soldato mi ha picchiato.”
Mustafa Ait descrive i maltrattamenti a Guantánamo
Mustafa Ait è un cittadino della Bosnia ed Erzegovina. Lui e altri 5 uomini, tutti originari dell’Algeria, sono stati arrestati nell’ottobre 2001 dalla polizia della Bosnia ed Erzegovina. Gli uomini sono stati rilasciati nel gennaio 2002 ma immediatamente arrestati di nuovo e trasferiti alle autorità statunitensi. In un’azione legale intentata davanti ad una corte degli Stati Uniti nell’aprile 2005 si descrive come, tra le altre cose, le guardie abbiano costretto il prigioniero con la testa in un water premendo ripetutamente lo scarico dell’acqua. Mustafa ha inoltre dichiarato di essere stato costretto a restare sdraiato sul pavimento mentre un uomo saltava sulla sua schiena.
"Il contatto con lui è improvvisamente sparito… Quando lo chiamavamo, il suo telefono mobile squillava ma lui non rispondeva.”
Il fratello di Abdusalam al-Hela racconta della scomparsa di suo fratello
Abdulsalam al-Hela è una delle vittime di rendition da parte degli Stati Uniti. Uomo d’affari dello Yemen, Abdulsalam è scomparso durante un viaggio di lavoro in Egitto. E’ stato raccontato alla sua famiglia che al-Hela aveva lasciato l’Egitto su un aereo speciale diretto in Azerbaijian. Poi nessuna notizia per un anno; successivamente la sua famiglia ha ricevuto delle sue lettere inviate da una prigione dell’Afghanistan. Si crede inoltre che Abdulsalam sia stato detenuto per oltre tre mesi nella “prigione delle tenebre” in Afghanistan dove probabilmente è stato torturato, è stato costretto a spogliarsi e a restare nudo e sospeso al soffitto durante un interrogatorio. E’ stato trasferito a Guantánamo nel settembre 2004.
“La dedizione e la bontà che le persone ci hanno mostrato è qualcosa che restituisce fiducia nell’umanità e vi saremo per sempre grati per questo.”
La sorella di Omar Deghayes
Omar Deghayes è di nazionalità libica e risiede nel Regno Unito dove gli è stato riconosciuto l’asilo politico. E’ stato arrestato in Pakistan nell’aprile 2002 e trasferito a Guantánamo attraverso l’Afghanistan. A Guantánamo è stato detenuto in totale isolamento per oltre otto mesi. I contatti con la sua famiglia sono limitati e le lettere sono generalmente sottoposte a censura. Omar Deghayes non vede suo figlio, che ora ha nove anni, da quando era neonato.
“Vorrei tornare in Sudan per riprendere la mia vita normale con la mia preziosa famiglia.”
Sami al-Hajj
Sami al-Hajj di nazionalità sudanese è un giornalista che lavorava per la stazione televisiva di al-Jazeera. Si presume sia stato arrestato mentre faceva un servizio sul conflitto internazionale in Afghanistan. E’ stato detenuto per 16 giorni a Bagram, dove sembra abbia subito torture. E’ stato poi trasferito a Kandahar prima di fare il suo ingresso a Guantánamo il 13 giugno 2002. Sami al-Hjj soffre di diversi disturbi che il suo avvocato afferma non siano stati adeguatamente trattati nel centro di detenzione.
“Sono diventato un vecchio lì dentro. Ho solo 29 anni, ma sono stato qui per quattro anni in isolamento e mi sento vecchio e molto stanco.”
Fawzi al-Odah
Fawzi al-Odah di nazionalità kuwaitiana è stato catturato in Pakistan nel gennaio 2002. E’ stato inizialmente detenuto nella prigione di Kohat, in Pakistan e successivamente trasferito alle autorità statunitensi che lo hanno detenuto a Kandahar dove ha dichiarato di essere stato torturato. Nel maggio 2002 è stato trasferito a Guantánamo ed è uno dei quattro kuwaitiani che si trovano ancora nel carcere. Fawzi al-Odah ha partecipato nel 2005 ad uno sciopero della fame durante il quale ha dichiarato di essere stato nutrito con la forza mentre era ammanettato e sottoposto a forti rumori e a dura manipolazione psichica da parte delle guardie e del personale sanitario.
“Nel giudicare Hamdan e infliggergli una pena, l’Esecutivo è obbligato a tenere conto della preminenza del diritto che prevale sulla sua sfera d’autorità.”
Il giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti nel caso Hamdan vs Rumsfeld
Salim Ahmed Hamdan, di nazionalità yemenita, è stato catturato in Afghanistan nel novembre 2001. Nel corso della custodia statunitense è stato picchiato, tenuto in una posizione scomoda per tre giorni, trascinato, preso a calci e a pugni. Nel 2003, a Guantánamo, dopo essere stato giudicato idoneo ad essere processato dalle commissioni militari, è stato messo in totale isolamento per quasi un anno. E’ stato accusato di cospirazione per aver commesso atti “perseguibili dalle commissioni militari” come “attacco ai civili” e “terrorismo”. Tuttavia nel giugno 2006 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha giudicato le commissioni militari illegali.
“La tua vita è nelle nostre mani.”
Da un interrogatorio di Omar Khadr a Guantánamo
Omar Khadr, canadese, è stato preso in custodia dagli Stati Uniti quando aveva 15 anni. E’ stato catturato da soldati statunitensi nel luglio 2002 dopo essere stato ferito durante uno scontro vicino Khost, in Afghanistan. Durante la cattura gli hanno sparato tre volte e si crede sia diventato quasi ceco da un occhio. E’ stato trasferito a Guantánamo nell’ottobre 2002. Oltre alle percosse, l’isolamento e i frequenti interrogatori, Omar Khadr ha dichiarato di essere stato minacciato di trasferimento verso paesi in cui avrebbe subito tortura..
|
|
|
 |
| |
 |
|
|
|
 |
 |
 |
 |
| Italia |
Napoli: Giornata Internazionale per le vittime della tortura
Il Gruppo 5 di Napoli
organizza una due giorni dedicata alla campagna [more] |
| Italia 26,06,2008 |
Torino: Giornata internazionale per le vittime della tortura
La Circoscrizione Piemonte e Valle d'Aosta
in collaborazione con il Caffè Bas |
| [more] |
| Italia 26,06,2008 |
Padova: Giornata internazionale per le vittime della tortura
Il Gruppo 186 di Padova
sarà presente in piazza Garibaldi con un punto informativo sulla
campagn |
| [more] |
| Italia 26,06,2008 |
Padova: Giornata internazionale per le vittime della tortura 2
Il Gruppo 86 di Padova
sarà presente per tutta la mattina in Piazza dei Signori |
| [more] |
[Archivio News] |
| Mondo 25,06,2008 |
Stati Uniti - Washington DC
Il 25 giugno alle 12.00 al National Mall, vicino il Washington Memorial, soci e attivisti di AI Usa |
| [more] |
| Mondo 26,06,2008 |
Belgio - Bruxelles
Manifestazione di fronte al Parlamento europeo. Place du Luxembourg, ore 11.00 |
| [more] |
| Mondo 26,06,2008 |
Uruguay - Montevideo
Rappresentazione del centro di detenzione di Guantanamo. Plaza Libertad, dalle 16.00 alle 19.00 |
| [more] |
| Mondo 26,06,2008 |
Spagna - 12 città
Manifestazioni pubbliche il 26 giugno a Barcellona, Siviglia, Vittoria, Jaén, Salamanca, Coruna, Can |
| [more] |
[Archivio News] |
|
|
 |
|
|
 |